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La città che succede

Deklassat@ 3 e il Permesso di costruire

 Ci sono feste che arrivano in un luogo e feste che, invece, provano a raccontarlo. Deklassat@ appartiene alla seconda categoria. Sabato 26 settembre, al Soccorso, via Torino smetterà per qualche ora di essere soltanto una strada. Le macchine lasceranno spazio alle persone, le saracinesche diventeranno quinte, i giardini di via Marx un palcoscenico. E il quartiere proverà a raccontarsi senza bisogno di spiegare chi è.

Deklassat@ – un nome familiare a chi comincia a conoscere Pratosfera – per la sua terza edizione ha scelto un sottotitolo che somiglia a una provocazione: “Permesso di costruire”. Ricorda che formare una una città non significa soltanto mettere insieme persone, lingue, musiche, sapori, gesti. Riporta a galla il fatto che una città non è qualcosa che finisce mai davvero di essere costruito. E sottolinea che costruire non significa solo tirare su muri, come pare suggerire un certo movimento di piazza digitale che non perde occasione per riversare la propria frustrazione gratuitamente sui social (leggere qualche commento sui profili delle testate giornalistiche locali per credere).

Questa festa però è in una piazza vera, fortunatamente creata per l’occasione. Comincia alle 18, in via Torino. Prima ancora della musica arriva il cibo, che è spesso un modo molto concreto per raccontare da dove veniamo e dove siamo arrivati. Dove vogliamo andare. Ci saranno le qöfte albanesi del Bar Insieme Zio&Nipote, il kebab e le specialità pakistane di Alì Hamza, il jollof rice e lo street food nigeriano di Minimarket Divine Investment. E la pasta fresca di Mangiani Mariotti. Quattro cucine, quattro storie, una strada. I menù costano cinque euro.

Poi comincia il rumore buono della festa. Ci saranno i canti albanesi d’amore e libertà dei Çiftelia Ansambli & Friends, la musica cinese della Compagnia Artistica Huaxing, Jiuer, il pop e reggae nigeriano di SSJ e la musica tradizionale pakistana del Sabri Kawali Group. A un certo punto arriverà anche una street band, perché ci sono sere in cui una strada ha bisogno semplicemente di essere attraversata dalla musica. Deklassat@ non è soltanto una festa musicale: il D.A.S. – Distretto Artistico Soccorso porterà nel quartiere disegni, fotografie, pittura, installazioni e costumi. Ci sarà Il mio mondo in punta di matita di Miranda Kaja, Non c’è niente di nuovo di Lorenzo Vacirca e Ipercollettivo, il Palo-scenico di Valerio Calonego, la tecnica della foglia d’oro di Stefano Rotondo. Ci saranno i costumi tradizionali cinesi della Compagnia Artistica Huaxing, il mosaico urbano e le fotografie del Primo Terzo Fotoclub.

E ci saremo anche noi di Pratosfera, con Niccolò Storai, che disegnerà dal vivo quello che vede dietro ciò che si guarda. Cosa? Lo scoprirete sul posto. Del resto questa è una delle cose più interessanti di questa festa: l’arte non arriva al Soccorso per decorarlo. Ci arriva per guardarlo. Per provare a vedere quello che normalmente passa inosservato: una facciata, una persona, una storia, un gesto quotidiano. Ci sarà persino un calcio balilla umano. E la bocciofila La Romita con Così giocavamo. Perché anche questo è un pezzo della città: non soltanto ciò che viene chiamato cultura, ma ciò che le persone fanno insieme da anni senza aver bisogno di chiamarlo in nessun modo.

Dalle 21 il baricentro si sposta nei giardini di via Carlo Marx. Qui la festa diventa corpo e movimento. The Loom incontrerà Huaxing, Beclay sarà con The Loom Movement Factory per One Beat, Ding Ya Lun porterà la danza popolare uigura Sai Nai Mu. Poi i tamburi del Dhamal Drum di Kesar Singh & Rahul, il tango di Tocatango con La Cumparsita e il liscio libero di Patrizio & Mampà. Tutto organizzato da “La Cultura Nuova” e sostenuto da Publiacqua.

È un programma che non prova a mettere ordine nel mondo. Fa quasi il contrario: lo lascia entrare. Lingue diverse, tradizioni diverse, persone che magari abitano a poche centinaia di metri l’una dall’altra e che, per una sera, possono ritrovarsi dentro la stessa storia. Forse è anche questo che significa davvero “Permesso di costruire”. Non “fare un’altra città sopra quella che esiste già”. Ma accorgersi di quella che c’è e provare a legarla più stretta. Il Soccorso, per una sera, si concentra in una strada piena di gente, un odore di cibo, un disegno che nasce sotto gli occhi di chi passa, una musica che arriva da lontano e finisce in un giardino. Sarà una bocciofila e un tango, una qöfte e un jollof rice, una lingua che non conosci e una canzone che invece riconosci subito.

Una città, insomma. Non quella raccontata sulle mappe. Quella che succede quando le persone escono di casa.

Crediti foto: Darragh Hehir