Atto primo: Antje
“You don’t need to understand Music: just let it happen”. Lo dice Antje Weithaas, violinista solista e direttrice d’orchestra tra le interpreti più richieste del momento. La conosciamo per l’iniziativa “Nei panni dell’orchestra”, ideata dalla Camerata Strumentale Città di Prato: un’azione che permette al pubblico di vivere il concerto direttamente sul palco sedendosi tra i musicisti, offrendo un’esperienza e una prospettiva uniche, di totale unione al corpo orchestrale e immersione nello spettacolo. Possiamo conoscere più da vicino Antje, in anticipo, in vista del suo concerto al Teatro Politeama Pratese (che si è poi svolto lo scorso 12 marzo al Teatro Politeama).
Antje arriva, anima leggiadra di un’energia carismatica potente. Inonda la stanza come fosse il primo raggio di luce del mattino. Entra fin da subito in contatto in modo del tutto naturale – umile con noi, pronti a scoprire quanto più possibile sulla sua vita di Donna e Musicista.
Al suo fianco Raffaella Mosca, segretaria della Camerata Strumentale, conduce l’intervista.
Classe 1966, Antje nasce a Guber, nella Germania dell’Est, quando il Sole si trova nella costellazione dello Scorpione: “Per questo non è mai stato semplice convincermi a fare quello che non mi andava”, dice sorridendo raccontandoci di quando era piccola e sua madre la obbligava a studiare chiudendola nella sua camera. Non le è mai piaciuto studiare – anche se amava la Matematica – preferiva giocare, dedicarsi allo sport, cantare, e suonare. La Musica è sempre stata la sua più grande passione, tanto da iniziare lo studio del violino a soli quattro anni grazie a sua sorella.
Come Donna, ha avuto la fortuna di non aver mai trovato ostacoli nell’intraprendere la carriera di Musicista e poi Direttrice: “Sono cresciuta nella Germania dell’Est dove per le Donne era normalissimo lavorare. Col tempo però mi sono resa conto che non era ovunque così, che nel resto del mondo purtroppo non era scontato per una Donna affermarsi nel mondo del lavoro. Non ho mai avuto questa difficoltà, sono stata molto fortunata.” Fun fact: nel mondo orchestrale, racconta Antje, ci sono più direttrici che direttori – fatto più unico che raro, gli equilibri sembrano del tutto ribaltati rispetto a quelli a cui siamo abituati, purtroppo, quando si parla della figura femminile in ambito professionale. “Ora una giovane direttrice d’orchestra potrebbe fare più carriera di un direttore. Tra qualche anno tutto sarà più spontaneo tre le categorie”. Per Antje non esistono giorni “normali”. Non ha una “giornata tipo”.
Così le domandiamo: “Quando l’Arte diventa mestiere, come si fa a mantenere l’equilibrio per non perderne la Bellezza?” La risposta è una carezza al Cuore: “L’Amore per la Musica”. Gli occhi di Antje si illuminano di una luce potente: “Quando crei qualcosa, lo devi sentire. Quando senti che è finito, dovresti smettere. Smetterò di fare questo mestiere quando non sentirò più niente. La Musica serve sempre e aiuta a stare bene, a stare meglio. Ne abbiamo bisogno in quanto esseri umani, specialmente in questi tempi bui. La Musica è un linguaggio universale che unisce, non divide.”
Si emoziona e lo fa con una naturalezza tale che dà l’impressione di parlare con persone che già conosce, di essere a Casa. E in effetti per Antje è un po’ così: “Qui a Prato mi sento in famiglia, adoro tornarci. Ho sempre avuto un ottimo rapporto di sintonia e sinergia con l’Orchestra della Camerata Strumentale di Prato, anche l’anno scorso è stato così. Di solito quando non conosco nessuno i primi dieci minuti dello spettacolo sono sempre molto nervosa, ma questo non è mai successo con loro”.
Il concerto che di lì a poco terrà insieme alla Camerata Strumentale di Prato è un’esperienza speciale per lei. Perché, per la prima volta, non solo condurrà l’orchestra ma suonerà. Direttrice ed esecutrice nello stesso momento “Perché sono pazza! È stata un’idea del vino!”. L’anno scorso, dopo un concerto, è andata a cena con tutti i musicisti e a fine serata si sono chiesti “Lo facciamo?”. Così nasce l’idea di portare Brahms e Schumann sul palco e vivere l’esperienza da entrambi i punti di vista. “Abbiamo lavorato insieme tanto e duramente per questo concerto, ne sono grata e molto felice del risultato ottenuto. L’Orchestra è stata molto di supporto e di ispirazione per me, traggo insegnamento da ogni musicista che incontro sul mio cammino.”
Infine svela i suoi rituali pre- concerto: “Un’ora e mezzo prima bevo un tè nero. Un’ora prima fumo una sigaretta. Trenta minuti prima mangio un po’ di cioccolato fondente. E suono per tutto il tempo”.
Atto secondo: Il Concerto
Quando arrivo al Politeama percepisco la magia: immagino Antje che fuma la sua sigaretta distaccandosi dalla realtà, vivendo un po’ di calma prima della tempesta sonora ed emotiva che travolgerà lei, l’Orchestra e tutti noi ascoltatori. Ascolteremo Brahms (Concerto in re maggiore op. 77 per violino e orchestra) e Schumann (Sinfonia n. 2 in do maggiore op. 61).
Mi trovo in una dimensione musicale completamente diversa da quella in cui vivo da sempre – sono stata forgiata nel Beat, Rock, Psichedelia, Britpop, Indie – e sono totalmente elettrizzata perché è affascinante vivere la Musica in modo trasversale, approfondirne i dettagli e percepirne ogni diversa sfumatura e modalità, imparare costantemente ad interfacciarsi con realtà diverse, lasciarsi attraversare dalle sensazioni che ne scaturiscono, poter osservare da vicino i piccoli Universi che la abitano e le danno Vita.
E’ Arte, è Ossigeno, è un Cuore pulsante che sa curare, un Dono prezioso che fa respirare e dà Speranza.
Letteralmente “Nei panni dell’orchestra”: quattro sedie rosse sul palcoscenico si distinguono rispetto alle altre e ci aspettano per poter vivere parte del concerto direttamente da dove tutto la musica si genera. In preparazione alla serata, ci addentriamo dietro le quinte camminando per i corridoi dove la Magia è già iniziata e si assapora in tutta la sua totalità – è materica, si tocca, si vede. Un Sogno reale. Mentre da fuori tutto sembra tacere, nei retroscena poco illuminati – e per questo ancora più suggestivi – è come essere in un film: ci sono musicisti ovunque, che suonano, provano, camminano, si scaldano, fanno conversazione. C’è chi condivide questo momento così carico, sacro oserei dire, con i colleghi; chi invece preferisce starsene appartato e, come se fosse un rituale religioso, svolgere con cura e concentrazione esercizi di preparazione. C’è chi si accorge della nostra presenza e ci guarda, incuriosito. C’è chi invece è talmente concentrato da non considerarci nemmeno.
Nell’aria si percepisce una tensione positiva, si respira quel clima così caratteristico ed unico tipico degli spettacoli che ti fa venire la voglia di rimanere lì per sempre perché fa sentire vivo anche chi in quel momento vive l’esperienza “dall’altra parte”.
Tutto per un attimo si ferma, il tempo si annulla, ma comunque scalpita perché sta per nascere qualcosa di bello. Lo sai già. Ti trovi catapultato in una dimensione lontana ma riesci comunque a vivere il presente, “qui ed ora”.
Le luci si abbassano, arriva l’Orchestra e a seguire anche Antje Weithaas. In questa prima parte sediamo in platea. Riesco a vedere il suo grande sorriso dalla mia poltrona, a metà della sala. E’ una forza della Natura, lo dimostra fin da subito aprendo le danze con Brahms, Concerto in cui mette in pratica quella che lei stessa ha definito “Pazzia”: ha già il suo Violino con sé, la sua bacchetta magica, conduce inizialmente l’Orchestra per poi iniziare a suonare. Incantare. Far sognare. Danza insieme al suo violino che diventa parte integrante del suo corpo, si muove con lei, la abbraccia, lo abbraccia, e con grande carisma e tecnica affascina il pubblico valorizzando ogni nota, ogni movimento, ogni emozione che è in grado di trasmettere. Diventa subito Protagonista indiscussa della scena facendosi cullare dalla Musica che lei stessa suona, senza mai mettere in ombra l’Orchestra che dirige sensibilmente e professionalmente e che, a sua volta, le si affida per essere guidata.
Quello che i miei occhi vedono, le mie orecchie ascoltano e il mio corpo prova è assoluta Meraviglia. Vengo totalmente rapita dal calore e dalla Bellezza. La perfetta simbiosi tra violino solista e Orchestra dipinge immaginari di un’espressività e pathos assoluti, ora allegri, ora lenti, ora vivaci, ora morbidi. Orizzonti infiniti si aprono davanti a me e, abbandonandomi completamente alla melodia, chiudo gli occhi per perdermi e osservare il quadro che la Musica sta dipingendo nella mia mente: il cielo che si apre sul Mare ora calmo in seguito alla tempesta, le nuvole grigie e ancora cariche di elettricità che si fanno abbracciare dalla luce del Sole per diventare bianche e non spaventare più nessuno, i petali degli alberi in fiore che volano e vengono trasportati altrove dalla brezza Primaverile diventando una pioggia bianca e gentile, due Anime sconosciute che si incontrano per la prima volta e guardandosi nel profondo sentono di conoscersi da una vita, il cordone ombelicale che lega la madre al figlio, la carezza e lo sguardo di un nonno che non hanno eguali. Il Romanticismo di Brahms mi commuove a tal punto che non riesco a trattenere le lacrime.
Fine primo tempo.
Tocca noi salire sul palcoscenico per “Nei panni dell’orchestra”. Ripercorro le quinte rivivendo la stessa Magia di quando sono arrivata, ma stavolta non torno indietro. Arrivo sul palco e vedo la sedia rossa pronta ad accogliermi. Con le luci calde puntate addosso, provo anche io un po’ di sana adrenalina da prestazione. La prospettiva è diversa. Ed è già emozionante vedere arrivare l’Orchestra e osservare ciò che succede in attesa che il concerto inizi. Entra anche Antje: ora la vedo da vicino, il volto grato, per niente teso, pronto per la prossima cavalcata insieme alla sua Orchestra, stavolta “solo” da Direttrice. Schumann è sicuramente più drammatico e monumentale rispetto a Brahms, abbracciando di più il sentimento primordiale e irrazionale dello “Sturm Und Drang” tedesco. C’è anarchia, ma anche rigore, irrequietezza che lotta per trovare una forma. C’è tanto buio con pochi sprazzi di luce e incostanza nello stato d’animo – Schumann ha composto questa Sinfonia mentre era ancora malato di depressione e schizofrenia, e la sua Musica si fa specchio della sua anima.

E’ pazzesco come Antje e l’Orchestra siano in grado di trasmettere questo turbinio di sensazioni non “solo” con la Musica ma anche col corpo. Attenta e immobile sulla mia sedia, immersa in questa dimensione interna di suoni e relazioni, posso osservare da vicino i loro volti, le loro espressioni, i loro gesti, i loro corpi che si muovono insieme e sono un tutt’uno ognuno col proprio strumento, interpreti impeccabili delle emozioni più profonde e frastagliate di Schumann in questa sua composizione.
Vedo il dolore che prova la Direttrice nei momenti più cupi, gli occhi decisi a combattere, gli scatti della sua bacchetta che guida e si lascia travolgere al contempo. Vedo la tenerezza che rischiara il suo volto e di conseguenza rasserena anche quelli dei musicisti che la seguono fedelmente, ora sorridendo e provando quella stessa gioia che rilascia, come fosse una cura, la progressiva liberazione di energia positiva del percorso melodico che stanno suonando. Il finale si fa danza popolare e divertente, l’atmosfera è vivace e colorata come una tarantella, per poi trovare una vittoria di pace e serenità di spirito, consapevolezza, che gradualmente giunge ad un epilogo in cui rientra la fanfara che aveva aperto la Sinfonia per ora chiuderla con eleganza.

E’ emozionante e commovente leggere sui volti la soddisfazione e la gratitudine di essere riusciti in un’impresa di tanto spessore artistico. Alla fine del concerto c’è stato un breve ma lungo secondo di silenzio solenne in cui i musicisti si sono guardati negli occhi e nell’anima ringraziandosi con uno sguardo e un sorriso pieni di significato. Antje, enormemente grata del risultato, invita ogni singolo componente dell’Orchestra ad alzarsi e meritarsi tutti gli applausi infiniti e molto sentiti. Entra ed esce dal palcoscenico quattro volte con camminata fiera e gli occhi luminosi, ogni volta accolta da un pubblico entusiasta e riconoscente per la magnificenza dello Spettacolo appena concluso e un’Orchestra che, come da tradizione, la applaude battendo forte i piedi a terra, gesto orchestrale simbolo di riconoscenza, stima e rispetto. Grazie a “Nei panni dell’orchestra” ho avuto l’opportunità di conoscere nuove prospettive, ampliare i miei punti di vista, arricchire la mia conoscenza, vivere un’esperienza incredibile che porterò per sempre con me.
Mi sono sentita parte integrante di questo mondo magico e curativo, mi sono fatta onda cullata da altre onde in un Mare infinito di Bellezza.
“You don’t need to understand Music: just let it happen”.
E’ successo.
