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Report di ‘Capire per decidere’

Capire per decidere

Una cronaca del dibattito pubblico organizzato da Pratosfera sul referendum 

PRATO Sabato 7 marzo, Sala del Gonfalone, Provincia di Prato, dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia che sarà sottoposta a referendum il 22 e 23 Marzo prossimi. L’incontro, organizzato da Pratosfera, ha visto la presenza di cittadini interessati ad approfondire i contenuti della riforma e le sue possibili conseguenze sul sistema giudiziario italiano.

Al tavolo del confronto erano presenti Gabriele Terranova, avvocato penalista del foro di Prato, Emilio Santoro, professore ordinario di filosofia del diritto all’Università di Firenze, Ada Mazzarelli, consigliera della Corte d’appello di Firenze (sezione civile), e Barbara Mercuri, avvocata penalista del foro di Prato. Relatori con esperienze professionali diverse ma tutti direttamente coinvolti, a vario titolo, nel mondo della giustizia. Il dibattito si è sviluppato intorno ai principali punti della riforma, quindi la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti e l’istituzione di una Alta corte disciplinare per i magistrati.

La separazione delle carriere

Uno dei temi centrali del confronto è stato quello della separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.

Secondo Gabriele Terranova, la riforma rappresenterebbe un passo nella direzione di rafforzare la terzietà del giudice. L’avvocato ha ricordato che oggi i passaggi tra la funzione di giudice e quella di pubblico ministero sono in realtà limitati, ma la separazione definitiva delle carriere avrebbe comunque un valore strutturale nel chiarire il ruolo delle diverse figure all’interno del processo. Terranova ha sottolineato come nel dibattito pubblico si parli spesso di questo tema senza entrare nel merito delle norme e dei meccanismi istituzionali che regolano la magistratura, invitando a distinguere tra percezioni diffuse e dati effettivi.

Di opinione diversa Emilio Santoro, che ha difeso il modello attuale fondato su una cultura comune della giurisdizione. Secondo il professore, la separazione delle carriere rischierebbe di creare due corpi distinti con logiche e prospettive diverse, indebolendo l’idea di una magistratura unitaria e autonoma.

Santoro ha ricordato come il sistema previsto dalla Costituzione sia stato pensato proprio per garantire un equilibrio tra indipendenza e responsabilità dei magistrati, mettendo in guardia dal rischio di modifiche che potrebbero incidere su questo assetto.

Una posizione critica sulla riforma è stata espressa anche da Ada Mazzarelli, che ha richiamato l’attenzione sull’impianto costituzionale della magistratura. Nel suo intervento ha evidenziato come l’assetto attuale sia frutto di un equilibrio costruito nel tempo e che eventuali cambiamenti dovrebbero essere valutati con grande cautela, proprio per evitare effetti inattesi sul funzionamento complessivo della giustizia.

Di segno diverso l’intervento dell’avvocata Barbara Mercuri, che ha invece sostenuto la necessità di rafforzare la distinzione tra chi esercita l’azione penale e chi è chiamato a giudicare. Mercuri ha portato anche esempi tratti dall’esperienza professionale per spiegare come una separazione più netta delle funzioni potrebbe contribuire a rendere ancora più evidente la posizione di terzietà del giudice nel processo.

Due Consigli superiori della magistratura

Un altro punto discusso durante l’incontro è stato quello relativo alla creazione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, che sostituirebbero l’attuale Csm unico.

Su questo tema il confronto si è concentrato sulle possibili conseguenze istituzionali della riforma. Alcuni interventi hanno evidenziato come la divisione dell’organo di autogoverno della magistratura potrebbe comportare una riorganizzazione significativa dell’equilibrio interno alla magistratura stessa.

Nel dibattito è emerso anche il tema delle modalità di selezione dei componenti dei nuovi Consigli. La riforma introduce infatti meccanismi di sorteggio tra i magistrati candidabili, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura.

Su questo punto sono emerse valutazioni differenti. Da un lato c’è chi ritiene che il sorteggio possa contribuire a limitare dinamiche associative e logiche correntizie; dall’altro sono stati espressi dubbi sulla compatibilità di questo sistema con il principio di rappresentanza e sulla sua effettiva capacità di migliorare il funzionamento degli organi di autogoverno.

L’Alta Corte disciplinare

Il terzo grande tema affrontato nel corso della serata è stato quello dell’istituzione di una Alta corte disciplinare per i magistrati, prevista dalla riforma come organo separato per giudicare i procedimenti disciplinari.

Anche su questo punto le posizioni emerse sono state differenti. Alcuni interventi hanno sottolineato come la creazione di un organo specifico potrebbe rendere più chiaro e strutturato il sistema disciplinare, con una maggiore definizione delle tipologie di illecito e delle procedure.

Altri hanno invece espresso perplessità sull’introduzione di un nuovo organismo istituzionale, ritenendo che la riforma potrebbe modificare in modo significativo l’equilibrio attuale tra responsabilità e autonomia della magistratura.

Le domande del pubblico

La parte finale dell’iniziativa è stata dedicata alle domande del pubblico. Dal pubblico hanno sollevato questioni legate ai possibili costi della riforma, agli effetti sui tempi della giustizia e al rapporto tra indipendenza della magistratura e ruolo della politica.

L’obiettivo dell’incontro, come ricordato più volte nel corso della serata, era proprio quello di offrire ai cittadini strumenti utili per orientarsi in vista del voto. «Capire è il primo passo per poter decidere»: creare uno spazio di confronto pubblico su un tema centrale per il funzionamento della democrazia. Nel merito.