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2. GANUGI

Il sottobosco ha radici profonde.
Ganugi e la sua arte hanno iniziato a danzare insieme fin dai primi colpi di rullante dati dalle bande di paese, che ascoltava mano per la mano con suo padre e gli occhi sognanti. Oggi è un cantautore di Prato: la scrittura e la composizione lo hanno fatto innamorare della poesia e della musica.
La sua prima canzone scritta a 14 anni era dedicata a “Jack”, e cantava le tristi avventure del cane di suo padre.

Sono bastati pochi accordi e tanta voglia di esprimersi.
Nella sua prima band lui faceva solo il chitarrista. I suoi testi venivano intonati da una cantante. Non si sentiva ancora in grado. Destino ha voluto, però, che prima di un concerto la ragazza abbandonò. E lì, di fronte a un palco vuoto, Ganugi ha cantato per la prima volta i suoi testi. Non era soddisfatto della sua performance, ma questa esperienza gli ha dato la spinta di cui aveva bisogno per intraprendere la sua carriera da cantautore. Con lo stesso gruppo, ha poi girato l’Italia e il Canada.

Il suo più grande nemico lo trova in se stesso. “Essere cantautore ti pone davanti a tanti problemi che nella vita quotidiana non affronti” afferma. Anche quando si sentiva uno sfigato colossale, con due figli e un lavoro instabile, non ha mai perduto la brillantezza della vita e la speranza che conoscersi e trascriversi abbia un effetto catartico. La realtà calorosa di Prato lo ha sempre cullato e affascinato. L’unica nota dolente rimane il fatto che la vita comoda e agevolata nella sua comfort zone gli abbia tolto il coraggio di andare via. Perché alla fine a Prato si sta bene anche se non sei nell’ombelico del mondo. L’amore lo ha portato a Follonica con la moglie e i due figli, anche se ha spesso nostalgia del suo sottobosco.

La difficoltà dell’intraprendere un percorso autoriale sta nel saper distinguere le fasi: lasciare lo spazio all’emotività con tutti i suoi difetti, per poi dedicarsi alla produzione di ciò che vogliamo comunicare.

Per Ganugi la musica non può essere imposta. Il mondo dello spettacolo risponde molto a come sei. “Come quando ti innamori o vuoi rimorchiare: se ti dici che una sera vuoi rimorchiare non succede mai. Se non te lo imponi poi le cose accadono”. I sogni si manifestano quando davvero hai bisogno di comunicare qualcosa e lui con il disco Breve cronaca familiare fino allo scoppio della pandemia mondiale lo ha fatto. In questo album non parla solo della sua vita, anche se prende spunto dalle sue esperienze personali. Parla a tutti noi: uomini e donne, padri e figli, amanti e amici, puntando una torcia là dove solitamente lasciamo accumulare la polvere.