Nelle puntate precedenti. Dai leggetele, oppure:
Parte 1 – Prato 2045, la mattina della Vigilia di Natale. I lavori del sottopasso, al Soccorso, sono “quasi” ultimati e la città è prossima alle elezioni amministrative. All’interno del cantiere, in una vecchia fabbrica in demolizione, un operaio ha trovato un cadavere. L’ispettore Enrico Wang, svegliato troppo presto, deve correre sul posto.
Parte 2
Di tanto in tanto, nella via buia e deserta compare un uomo sotto la luce dei lampioni. Va su e giù, scruta i citofoni luminosi di un palazzo e poi continua la sua danza, alla ricerca del civico giusto. A un certo punto scompare in un’altra strada, poi riappare, dirigendosi a botta sicura verso uno di quei cancelletti tutti uguali.
Suona un campanello e il suo cappello da Winnie de Pooh riempie il videocitofono.
Gracchia una voce femminile: “Sì, chi è?”.
“Sono io, Enrico” risponde l’ispettore Wang, sollevato e sudato dopo la ricerca del civico 14/H, in una traversa di Viale Borgo Valsugana. Una zona residenziale trés chic addossata alla Calvana.
È diretto al quinto piano, ha tre sacchetti nella sinistra e un pacco di pasticcini nella destra, ma piuttosto che aspettare l’ascensore decide di salire le scale.
È la prima volta che trascorre una giornata di festa in campo nemico e ha il terrore di fare qualche figura di merda. Scale di marmo, pianerottoli che sembrano giardini botanici, zerbini originalissimi ai piedi di portoni ultrablindati: è proprio un condominio della Pietà.
Arriva ansante al portone, appena accostato: “Permessoooo”, cercando di mascherare il fiatone.
“Eccoti, finalmente!”. Mei lo accoglie, lo bacia su una guancia e sorride, ma Wang sa che è irritata dal suo ritardo.
“Buongiorno Assessora”, prova a rispondere con aria canzonatoria e ad esibire un sorriso, ma rimane impacciato.
Le consegna ubbidiente il cappotto, i sacchetti e la segue. Ormai si vedono sempre più di sfuggita e tra loro è calato un velo che li induce a tenere una cortese distanza.
Il fatto che la sua ex moglie sia diventata un personaggio pubblico non lo aiuta.
“Abbiamo provato ad aspettarti, ma sono quasi le dieci! Ormai siamo già al secondo, però qualche raviolo te lo abbiamo lasciato”.
La sala da pranzo probabilmente è grande come il suo appartamento.
Un drone, un flauto, un puzzle, un… i regali scartati ingombrano il pavimento, ai piedi di un gigantesco albero di Natale, in fondo alla stanza.
Gli occhi di tutta la tavola si alzano su di lui. Federica, Elisa e poi Fabio. I loro anni insieme non fanno quelli di Wang.
Federica, la minore delle due figlie, gli va incontro e lo abbraccia: “Ciao papà, buon Natale! E buon compleanno”. Lo sapeva che i ravioli li avevano fatti loro?
Almeno una persona nella stanza sembra contenta di vederlo. La figlia più grande, Elisa, gli lancia degli auguri frettolosi, farciti da un mezzo sorriso a bocca piena,
mentre parla in modo concitato con Fabio, il figlio di Gabriele.
Ecco Gabriele, il nuovo compagno di Mei, che esce trionfante dalla cucina con gli occhiali appannati. La teglia con il tacchino e le patate tra le braccia non gli impedisce di scambiare i convenevoli e gli auguri con il nuovo arrivato.
“Ho saputo che hai avuto da fare, non ti lasciano in pace manco alla vigilia!”.
“Una giornata intensa” gli risponde senza sbottonarsi Wang, mentre prende posto a tavola tra le due figlie.
Gabriele ha i capelli lunghi raccolti dietro, occhiali tondi e barbetta. Un look alla Johnny Depp, una panza da Russel Crowe e la voce di Ceccherini.
Wang ci avrebbe scommesso che il nuovo compagno dell’ex-moglie sarebbe stato un laowai, un non-cinese. Un pratese doc che lavora nel tessile, proprio come lui.
Mei gli serve i ravioli: “Sei stato impegnato al Cantiere Nuovo oggi?”
Wang finge di non aver sentito e si complimenta con i ragazzi per i ravioli.
La cena prosegue un po’ troppo lentamente per i gusti dell’ispettore, che a malapena tiene a freno la sua impazienza. Nel momento esatto in cui viene mangiata l’ultima patata, Wang non riesce a frenare l’entusiasmo: “Che ne dite di aprire i miei regali?”
“Non si potrebbe rimandare a dopo il dolce?” ribatte Mei, ma è già troppo tardi perché Federica è già corsa a prendere i pacchettini portati dal padre: sono cinque, apparentemente uguali, della forma di una scatola. Ce n’è uno anche per Gabriele e Fabio. Wang esige che vengano aperti tutti insieme.
Johnny Depp e figlio abbozzano un sorriso, Mei ha uno sguardo imbarazzato.
“Wā! Tài bàng le!”, senza indugi Elisa ne ha scartato uno in pochi istanti,
“è una ristampa della prima edizione!”.
“Esatto!” esclama Wang alzandosi in piedi, “per celebrare il 50° anniversario della prima edizione di carte Pokémon, quella del ‘96 ovviamente, hanno ristampato la prima edizione a tiratura limitata, ognuno di voi ha un deck da sessanta carte!”.
Le figlie sbustano subito il mazzo di carte e Fabio le imita perplesso, mentre Gabriele farfuglia un ringraziamento.
Wang assiste su più fronti allo sbustamento. Chissà se qualcuno troverà Charizard.
Forse molti Pokémon della prima edizione sono finiti nel dimenticatoio?
Wang si affanna per spiegare chi sia Voltorb, pokémon elettrico dall’irritabilità esplosiva, o a gettare luce sull’incredibile storia dell’invenzione di Porygon.
Fabio sembra aver perso l’entusiasmo iniziale, sta ascoltando giusto per educazione. “Questo chi è?”
“È Ductrio, l’evoluzione di Diglet!” risponde Federica, “Come fai a non conoscerlo? Praticamente sono tre talpe, capaci di scavare dei tunnel profondissimi, fino a 15 metri di profondità!”
“‘Sto pohémon ci farebbe comodo per finire il sottopasso, reclutiamolo!” interviene Gabriele ridendo.
“È vero che stamani al sottopasso avete trovato un morto?”. La domanda di Fabio interrompe le risate, ovviamente è rivolta a Enrico Wang.
“La mamma è arrabbiata perché i lavori del Sottopasso si interromperanno di nuovo e tra poco ci saranno le elezioni. Cos’è successo babbo?” incalza Elisa.
La figlia quattordicenne di un commissario sa che domande del genere non si devono fare, ma ha deciso di dare manforte alla curiosità di Fabio.
Gli altri due adulti nella stanza fanno finta di niente. Adesso tutti stanno guardando l’ispettore Enrico Wang, imbambolato a fissare tre talpe senza bocca incastrate in un rettangolo di carta. I pensieri tornano agli avvenimenti della mattinata.
Quando Wang e Mantovani erano entrati nella fabbrica abbandonata, l’agente Fabbri della scientifica era già al lavoro. Un grosso stanzone pieno di polvere e calcinacci, una timida luce proveniente da un’unica fila di finestre.
Alla loro sinistra, un potente faro illumina Fabbri, al lavoro nella sua tuta da poliziotto-apicoltore, in piedi su un grande basamento in cemento, di poco rialzato rispetto al pavimento. Imbraccia un aggeggio spaventosamente simile a un aspirapolvere, muovendolo all’interno di un buco nel pavimento.
Si tengono a debita distanza dal collega, per non distrarlo dalla delicata operazione.
Mantovani intanto approfitta dell’attesa per spiegare a Wang: “Stamani un drone, di quelli che fanno i sopralluoghi prima delle demolizioni, ha trovato traccia di materia organica sotto questo basamento. Credo sia un rialzo su cui venivano poggiati i macchinari tessili più pesanti. Per dare una controllata, un operaio ha deciso di usare il martello pneumatico…”
“…e ha trovato un cadavere. Ora però a Fabbri tocca dare una bella ripulita” conclude Wang.
Intanto Fabbri si accorge di loro, spegne l’aggeggio e gli viene incontro.
“Quello lo usava mia mamma vent’anni fa in ditta” gli fa Mantovani ridendo e indicando l’aspirapolvere, “mi ricordavo aveste qualcosa di meglio voi della scientifica”.
“Maremma maiala, calcinacci ovunque” esordisce Fabbri mentre si toglie il cappuccio della tuta. “S’è rotto anche l’altro Micro-Rover, e non spendono per ripararlo. Per decontaminare ci tocca usare roba degli anni ‘10. L’operaio poteva fare un favore all’umanità e mettersi le mani in culo. Oggi sono anche da solo…”.
“Un bel regalo di Natale. Cosa abbiamo qui?” chiede Wang, diventato serio.
“Il corpo ormai è ridotto a uno scheletro. A occhio direi che è stato messo lì 15–30 anni fa. Qualcuno lo ha nascosto in questo basamento e poi ha ricementato”.
“Tra quanto potrai usarlo?” chiede Wang, facendo cenno verso un angolo dello stanzone. Il guscio è lì, al riparo dalla polvere, dentro la propria custodia.
“L’immagine potrebbe essere disturbata dai detriti. Ci vorranno ore.”
La tomografia portatile, o guscio, è un anello robotico in grado di produrre un’immagine 3D dello scheletro e del terreno circostante.
“Il bio-scan invece?”. Con quello avrebbero potuto analizzare il DNA in poche ore.
“Con questa polvere non se ne parla nemmeno” risponde lapidario Fabbri, “se qualche cristo viene a darmi una mano forse avremo qualcosa nel tardo pomeriggio”.
Wang intanto si avvicina alla voragine. La luce del faretto rivela uno scheletro impolverato, adagiato a circa un metro di profondità. A Wang sembra uno di quegli scheletri che aveva visto in un museo archeologico da ragazzo.
Tutti lo guardano, ma Wang è rimasto in silenzio. Sta regalando alla tavola un’espressione assorta da vero detective, prima di prorompere con una risata: “Lo sapete che sono una tomba! È stato trovato un corpo, ma per ora non sappiamo granché. Che ne dite di un gioco in scatola?”.
Scendendo le scale Wang prende il telefono, ignorato per tutta la durata della cena: ore 23:51, non ce l’aveva fatta ad arrivare a mezzanotte. Una notifica: il referto della scientifica era pronto. Lo apre scendendo l’ultimo gradino dell’ultima rampa di scale. Urta qualcuno, il telefono cade lontano. Alza lo sguardo farfugliando delle scuse. Davanti a lui il sindaco, Luca Chen, con un sorriso tirato.
Accanto a lui una ragazza cinese molto più giovane. Sono venuti a fare gli auguri di Natale a Mei e alla famiglia, un’improvvisata, riferisce il sindaco. Wang intanto recupera il suo telefono, rotolato fino al portone d’ingresso.
Mei è assessora, sono colleghi, non c’è niente di strano, si sforza di pensare il commissario. Wang offre i suoi migliori sorrisi e saluti alla coppia e apre il portone, cercando di andarsene.
“Ah, ispettore…”
Wang si blocca con un piede già fuori dal palazzo.
“Ho saputo che siete dovuti intervenire al cantiere del Sottopasso, ci sono novità?”
“Purtroppo ancora niente signor sindaco, mi dispiace”.
“Confido nella vostra efficienza e rapidità, la città ne ha bisogno. Buon Natale e complimenti per il cappello”. Wang si era dimenticato di avere Winnie in testa.
Appena fuori dal palazzo getta un occhio al display e corre con lo sguardo alla parte utile del referto:
“…Resti scheletrici compatibili con soggetto di sesso femminile, età stimata al decesso: 20- 25 anni. Epoca della morte stimata in circa 20 anni prima del rinvenimento… …plurime fratture ossee agli arti e al torace, compatibili con trauma contusivo da caduta o precipitazione… …evidente foro da arma da fuoco a carico della teca cranica, compatibile con causa primaria di morte…”
I lavori del sottopasso aspetteranno.
Pietro Battaglia
Nato nel ‘93, morto ___
A sei anni impara a leggere e scrivere, a diciannove la patente B, a ventotto pubblica “Liu – Amore in zona rossa”, il suo primo e unico singolo dedicato alla sua città: FIREN… scherzo. Grosseto. Il resto della storia lo conoscete già.
