Tirò fuori l’ultima sigaretta dal pacchetto. L’accese, aprì la portafinestra e uscì sul piccolo balcone. Un vento arrabbiato la colse di sorpresa, scompigliandole i capelli. Si voltò di spalle e tirò su la zip del piumino. Un gesto secco, asciutto. La sigaretta sempre in bocca, gli occhi scuri e sottili. Aspirò. La nuvola di fumo si dissolse subito nell’aria. Le due esatte, ancora tutto il pomeriggio da affrontare.
L’antico muro di pietra della cinta muraria, appena oltre la strada, chiudeva l’orizzonte. Sopra, solo un cielo azzurro. Niente nuvole.
La strada era lunga e stretta. Macchine dappertutto, parcheggi su ambo i lati. A volte si perdeva in quel caleidoscopio grigio di smog, metallo e cemento. Se ne andava per qualche minuto, poi tornava.
Antonio sarebbe arrivato da lì a poco. Sempre la stessa ora, sempre le stesse richieste. Non le dispiaceva la sua presenza. Neanche le piaceva però. Aveva modi gentili, il naso rosso e l’alito alcolico. L’odore della stanza, le coperte stropicciate e tutti quei fazzoletti usati, lasciati a marcire nel cestino di plastica a lato del letto, facevano il resto.
Anche Li-Mei era fuori a fumare. Se ne accorse solo in quel momento. La pelliccia chiusa fino al collo, mentre cercava di resistere a quel vento freddo e cattivo. Teneva la sigaretta in una mano e lo smartphone nell’altra. Le sorrise. Si scambiarono un cenno di saluto. Poi Li-Mei tornò a scorrere nervosamente lo schermo, video dopo video, volume al massimo. Una palla impazzita di suoni e colori.
Si trovavano entrambe al primo piano. Da lì potevano vedere l’Internet Point e l’ingresso della lavanderia a gettoni poco distante. Col vento forte, l’aria a volte si riempiva di lavanda e il profumo invadeva la strada per qualche minuto. Li-Mei sembrava non curarsene; Xi Xi ispirava a pieni polmoni.
La mattinata era andata relativamente bene. Quattro clienti. Venti minuti ciascuno. Praticamente neanche una parola, ma i soldi c’erano tutti. Li aveva contati, questo l’importante. Il resto era trascorso così: sigarette, TikTok e contemplazione.
La macchina di Antonio accostò poco distante da loro.
“Faccio il giro, parcheggio e arrivo!”
“Aspetto qua!”
“Ti ho portato una cosa!”
Xi Xi non fece in tempo a rispondere. La macchina era già sparita in fondo alla strada. Non era importante comunque. Sapeva già di cosa si trattava. Ogni volta le portava qualcosa di diverso da indossare. Tutta roba che le andava stretta, per cui non aveva più l’età e tutto quanto. Ma lui insisteva e lei non poteva dirgli di no.
Buttò la sigaretta a terra e la spense con il tacco. Si girò verso Li-Mei. Gli occhi fissi sul telefono, immobile. La guardò ancora qualche istante, poi rientrò. Andò in bagno, si aggiustò i capelli e si tolse il piumino. Si guardò, riflessa nello specchio. Il tubino rosso pieno di grinze, le calze a rete e le gambe stanche. Poi avvicinò la faccia al vetro, fino ad appannarlo. Chissà quanto sarebbe durata ancora.
Sospirò e tornò in camera. Si stese sul letto, in attesa.
La stanza era piccola e spoglia. Pareti bianche, un letto e due comodini. L’abat-jour ingiallita illuminava due grandi ciotole. Profilattici e biscotti della fortuna.
Dieci minuti dopo il citofono suonò. Xi Xi aprì, poi tornò sul letto.
Dal corridoio arrivavano voci indistinte, rumore di passi e porte sbattute. Qualche istante dopo Antonio si presentò alla porta. Il giubbotto scamosciato e gli occhi gonfi.
“Mia cara!”
Sottobraccio, teneva un piccolo pacchetto colorato. Xi Xi si alzò e gli andò incontro. Si fece abbracciare, mentre le mani di lui l’avvolgevano tutta. Il puzzo d’alcol la prese alla gola. Stretta in quella morsa, ne sentì tutto il peso.
“Aspetta, entra”
Xi Xi gli fece spazio e chiuse la porta.
Dieci minuti dopo, era tutto finito. A terra, la carta regalo, il tubino rosso e i tacchi. Antonio era già in piedi, su una gamba sola, intento a rivestirsi.
“Piaciuto il regalo?”
“Sì, sempre belli i tuoi regali”
Rispose lei, cercando di reprimere quel senso di disgusto che le veniva ogni volta.
Guardava il soffitto, contando i secondi. Poi, all’improvviso, ogni rumore sembrò sparire. Tutto le parve attutito, come appannato da una nebbia spessa e densa. Chiuse gli occhi e si lasciò andare a quella sensazione. Se ne andò per qualche minuto, poi si ritrovò di nuovo lì. Un brivido l’attraversò.
“Un biscotto della fortuna non me lo merito?”
Xi Xi non rispose, si girò lentamente su un fianco e indicò una delle ciotole. Antonio allungò il braccio e ne prese uno.
Lo scartò.
“Fortuna e gloria… fortuna e gloria amica mia!”
Sbriciolò il biscotto e lanciò in aria la piccola striscia di carta. Tirò fuori i soldi e poggiò la banconota sul bordo del letto. Poi, senza dire altro, prese e se ne andò.
Ora Xi Xi era di nuovo sola. Fuori, il vento urlava contro il cielo azzurro. Restò lì, ferma. Le coperte tirate fino al collo e lo sguardo ancorato al soffitto.
Mezz’ora più tardi decise di alzarsi. Raccolse i vestiti dal pavimento ed entrò in bagno. Faceva freddo. Aprì l’acqua della doccia e chiuse la porta.
La camera rimase vuota, immersa in uno strano silenzio.
Il vapore saliva piano. Poteva sentirne il tocco, mentre l’umido le strisciava addosso. Una grande nuvola chiara si formò a mezz’aria. Xi Xi fece un passo e vi sparì.
Una settimana dopo Antonio passò di nuovo. Accostò la macchina a bordo strada e scese con la sigaretta accesa. La bottiglia bevuta a pranzo si stava facendo sentire. Arrivò ondeggiante fino al citofono, aveva il fiatone e le mani sudate. Suonò e aspettò che qualcuno aprisse.
Le aveva preso un completo nuovo. Non vedeva l’ora di vederglielo addosso. Continuava a pensarci mentre teneva il pacchetto sottobraccio.
Alla fine il portone scattò e lui salì. Fece le scale e attraversò il corridoio, diretto verso la solita camera.
Li-Mei lo aspettava.
“E te? Che ci fai qui? Dov’è la tua amica?”
Li-Mei spense la sigaretta nel posacenere. Poi alzò gli occhi e lo guardò seria.
“Fortuna e gloria… fortuna e gloria!”
Cosimo Mazzoni
Classe 1994, nato a Fiesole, legge e beve molti americani. Scrivere costa meno che fuggire, per questo è ancora qui tra noi.
