Che c’entra, le campagne elettorali sono sempre un miscuglio tra il serio e il faceto, il reale e il fittizio, il grave e l’assurdo. Un cocktail che di solito non produce grandi risultati, se non in termini vagamente comici. Come il wrestling, tanto per intenderci. E visto che i colossi dello streaming si sono messi in testa di ripropinarci quel non-sport intriso di maschere, macchiette e propaganda (la versione burger del nostro teatro dell’arte di quattro secoli fa), tanto vale usare proprio il wrestling per dirsi che sì, in fondo le campagne elettorali hanno un po’ quel sapore lì. C’è chi si picchia, ma mai sul serio. C’è chi prova a emergere ma rischia la figuraccia. C’è il babyface, c’è il supercattivo, e c’è (solitamente) la quota rosa vestita di nero.
Ecco appunto, perché non partire da lì? Sei candidati a Sindaco di Prato, e neanche una donna: prova plastica che persino i cartonati di Las Vegas sono più attenti di noi alla rappresentanza. E tuttavia, il ring pratese prevede comunque un canovaccio degno di un grande show. Che in questo caso peraltro ricorda più Molière che John Cena: drammi e rinascite, delitti e mani tese, carte bollate e sex affairs, hanno animato a tal punto gli ultimi due anni della città, che il silenzio abbottonato sceso sul palazzo comunale con il Commissario è stato quasi un respiro di sollievo. Al punto che i pratesi sembrano mantenere una discreta voglia di partecipazione, stando a quanto registrato dall’affluenza alle ultime regionali e anche dai sondaggi in vista del 24 e 25 maggio prossimi. E su questo sarebbe il caso di fare una riflessione seria, visto che quasi sempre la città viene descritta come individualista, carente di tessuto sociale e vulnus della legalità, e poi puntualmente dà riprova del contrario, riempiendo le piazze con le manifestazioni, recandosi in ampie percentuali alle urne, facendo da apripista per nuove forme di tutela dei diritti di minoranze, lavoratori e marginalità sociali.
Ma non andiamo fuori tema. All’ingresso in teatro vi viene fornito un libretto (non ci risulta negli show della WWE) con poche informazioni su ciò che vedrete. Per fare altrettanto, senza dilungarsi, si può dire che come in ogni dramma che si rispetti, tutto nasce da un crack, una rottura: l’indagine per corruzione della Sindaca Bugetti, quindi le dimissioni, quindi il commissariamento. La città scivola nel caos (o meglio, la politica scivola nel caos, perché la città ha qualche anticorpo in più). Il PD tenta di riorganizzarsi, di raccontarsi diverso, ma tanti dei suoi cacicchi pagano l’eredità di aver fatto parte di quella giunta. C’è anche chi aveva sgambettato il compagno di banco, pur di ottenere qualcosa, nell’idea che poi in cinque anni, ci sarebbe stato il tempo di ricucire. E invece: la caduta della giunta Bugetti cristallizza tutto, meriti e demeriti, opportunità, vendette e speranze. Il PD è al tappeto. Basterebbe che l’arbitro contasse fino a tre, e il centrodestra vincerebbe. E invece quello si arrampica sulle corde per finire l’avversario con salto e gomitata (se ve lo state chiedendo, in gergo si chiama elbow drop), ma scivola su una buccia di instagram e crolla rovinosamente a terra. La tenzone si tinge di rosso, come le luci del mezzo scandalo che investe Fratelli d’Italia, che decide dunque di ritirarsi in una sorta di clausura forzata e sparisce dal palcoscenico. Non prima però di aver scaricato, sempre nell’ambito della stessa trama hard, un proprio campioncino di preferenze, che oggi si ritrova a fare campagna da solo proprio contro gli ex colleghi. Se avete presente il meme in cui il ragazzino infila il bastone nella raggiera della propria bicicletta mentre sta viaggiando, sapete di cosa parlo. Così, è inevitabile, i primi a candidarsi sono i cosiddetti outsider (occhio perché sia nelle commedie all’italiana che nel wrestling, sono quelli che talvolta ribaltano le aspettative), coloro che possono dire: “Signori, hanno fatto tutto da soli”. Eppure, neppure loro sono vergini illibate, visto che tutti e quattro i candidati hanno alle spalle un trascorso più o meno lungo nella politica pratese, o almeno aspiravano a farne parte. Fatto sta che il tempo passa. Nel centrosinistra si pensa già di ricorrere al vecchio Sindaco, il pluricampione medagliato e ormai passato ad altro mestiere, l’Hulk Hogan (di sinistra) della politica pratese. Il quale non si fa pregare più di tanto (al cuor non si comanda), ma chiede autonomia e spazio di manovra. Riparte la tiritera interna al PD, tra chi vuole e chi non vuole, tra chi cede e chi tiene, finché per trame troppo complesse e noiose che non stiamo a raccontare, il dado viene finalmente tratto. Il vecchio wrestler è richiamato sul ring per riaccendere la folla, e forse ridare pure lustro all’intera disciplina. Con il ritorno del campione, il ring si svuota. Il centrodestra si nasconde ancora più di prima, comincia a litigare, veti e controveti, “se lui sì allora io no”, e così via, finché – come spesso accade – non arriva la chiamata da Roma che indica il prescelto. L’agnello sacrificale? Non proprio. Perché nonostante l’avversario forte, i pochissimi amici intorno, la scarsità di tempo, la tradizione politica della regione, il candidato di centrodestra sfoggia sorriso e leggerezza ovunque vada. La strada è in salita, sembra saperlo, ma essere candidati in una città di 200mila abitanti, non è proprio esperienza di tutti i giorni, e alla fine potrebbe anche giovargli: quando il sipario si riapre, infatti, chiunque sia sul proscenio in quel momento beneficia dell’applauso.
E si arriva così alla campagna elettorale, la più breve e insipida degli ultimi anni a Prato. Dove, almeno fino ad oggi, non si fa altro che molleggiarsi da una corda all’altra del ring, praticamente senza mai toccarsi. A parte qualche colpo iniziale andato a vuoto, sono comunque i cosiddetti outsider ad animare uno show altrimenti piuttosto noioso. Quasi da chiedere indietro il costo del biglietto. Se si aspetta a farlo, è soltanto per vedere se un twist inaspettato possa portare ad un ballottaggio (scatterebbe se al primo turno nessuno dei candidati raggiungesse il 50% dei voti). Improbabile, ma in politica si sa… Insomma, se non fosse che grazie al cielo la città sembra avere ancora fame di prospettive, lo spettacolo sarebbe in fin dei conti deludente. Perché se per un attimo si rompe l’incantesimo, e ci si rende conto che non siamo seduti in platea a vedere una commedia, ma tutto accade realmente, è facile passare dal sorriso all’amaro, e forse pure alla rabbia. Anche perché, il “paese reale” (termine che mi ha sempre fatto incazzare, perché è come se consentisse alla politica di stare su un’altra dimensione, slegata dall’ordinarietà dei problemi delle persone), il “paese reale” dicevo è più stanco e più povero di un anno e mezzo fa. Le previsioni sono drammatiche: fare la spesa diventa difficile, figuriamoci fare impresa; il settore tessile, legato al comparto della moda, è in crisi strutturale; pesano i dazi ma soprattutto l’energia; ci sono profonde fratture sociali che fanno riemergere conflitti di classe che pensavamo ormai superati; i centri città rischiano di diventare oasi per turisti e ricchi, e la casa non è più un rifugio scontato, i giovani sono alla meglio spaesati.
Per cui, al di là del sorriso e l’ottimismo a cui molti oggi ricorrono in campagna elettorale, sarebbe il momento di chiedersi quali armi ha Prato per contrastare questi e altri fenomeni, se la demografia positiva, il tessuto imprenditoriale, ma anche il carattere accogliente e operoso dei suoi cittadini, non possano essere messi a sistema per risolvere alcune questioni, o almeno attenuare gli effetti della crisi. A partire dal rapporto con Firenze: le due città che ogni volta sembrano allontanarsi piuttosto che intessere strategie comuni, sarebbero sulla carta la più grande potenza di fuoco dell’Italia Centrale in termini economici, sociali e di sviluppo, se solo volessero. E con uno scatto ulteriore, proprio dagli orizzonti tetri di una galoppante recessione economica, Prato potrebbe guardare oltre i propri confini e le dinamiche di quartiere, e porsi come laboratorio per temi alti come l’ambiente e le energie rinnovabili, il recupero urbano, la coesione sociale, la sanità territoriale e molto altro. Per cui, l’auspicio è che la campagna elettorale finisca presto, e si ricominci a lavorare. A partire dai grandi eventi, che mancano, e che solo grazie alle realtà associative e alle intuizioni e volontà di singoli – vedi questa bella realtà neonata – continuano a tenere vivo il sostrato culturale della città. Si spengano le luci dunque, showdown please, e si torni alla concretezza. Mantenendo un pizzico di quell’ordinato rigore che il Commissario lascerà, ma riappropriandosi della visione e del rischio che solo un Sindaco eletto può portare.
Mi era stato chiesto di scrivere della campagna elettorale. Sono fiero di essere riuscito a non fare il nome di alcun candidato. Meno, invece, di aver messo sullo stesso piano metaforico il wrestling (che non sopporto) e il teatro all’italiana del Seicento (che sopporto meglio). Ma da convinto sostenitore della causa pratese, nonostante sia nato e vissuto a lungo nel capoluogo toscano, non potrei che augurarmi un governo saldo e una visione innovatrice della città, a partire dall’estetica e dal decoro. L’abito conta, lo sapeva bene Goldoni, come Rey Mysterio. Buon voto a tutti.
