Venticinque anni in quindici minuti, per cercare di capire cosa significa vivere sotto un regime
“Se mi fermo io, continua correre”, le diceva sua madre. Ascoltare la storia di Sofia dalla sua voce, la vicenda di un’intera vita vissuta sotto un regime, ci fa comprendere che le storie sono più semplici del complicato schema “a favore/ contro” l’azione politica di questo o quel personaggio. Quello che in questo inizio del 2026 sta accadendo a Caracas, a Minneapolis, a Teheran, pone una domanda chiara su che cosa sia siano i regimi nel nostro tempo.
Sofia – di cui non pubblicheremo il volto a tutela dei membri della sua famiglia che sono in Venezuela – è riuscita a fuggire dal suo Paese per un soffio, un anno fa. Fa la badante il mattino e va a scuola il pomeriggio, sognando di vivere libera. Di tornare nel suo Paese liberato: il Venezuela.
Alcuni passaggi di questa conversazione – registrata in presa diretta e senza tagli il 10 gennaio nel centro storico di Prato – sono molto duri. Ma necessari. Aiutano a capire: la contraddizione di vivere sulla propria pelle la violenza, la fame, l’oppressione, la paura, in uno dei Paesi tecnicamente più ricchi del mondo. Oltre il risiko del petrolio e del diritto internazionale, oltre le post verità e le interpretazioni dei comportamenti di Nicolas Maduro e Donald Trump, ci sono le parole di verità pronunciate da Sofia. Che continua a correre, sperando di tornare.
Ascolta l’intervista completa:
