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Oltre il cancello della Dogaia, l’abc della nostra Casa Circondariale

Stavolta abbiamo pensato di non proporvi una testimonianza, ma di cercare di descrivervi che cos’è, e com’è, il carcere della nostra città.

La Casa Circondariale di Prato è un istituto di pena complesso.

Innanzitutto è, appunto, una Casa Circondariale: in questi istituti sono solitamente detenute le persone in attesa di giudizio oppure quelle condannate a pene inferiori ai cinque anni (o con un residuo di pena inferiore ai cinque anni). I detenuti con una pena definitiva superiore ai cinque anni, cioè stabilita con una sentenza non più impugnabile, vengono invece solitamente ristretti nelle case di reclusione.

Tuttavia, questo non rispecchia del tutto la realtà dei fatti: la Dogaia, infatti, ospita anche detenuti definitivi con pene molto elevate, compresi ergastolani.

Abbiamo definito questo istituto “complesso” perché al suo interno sono presenti il reparto semilibertà, le sezioni di Media Sicurezza, quelle di Alta Sicurezza (AS2) e il reparto dedicato ai collaboratori di giustizia.

Nel reparto di semilibertà si trovano i detenuti semiliberi: persone condannate in via definitiva che, dopo aver scontato una parte della pena e aver dato prova di un certo livello di risocializzazione e rieducazione, vengono ammesse dal Tribunale di Sorveglianza — con decisione collegiale — a svolgere attività lavorativa all’esterno durante il giorno. Rientrano in istituto soltanto per dormire e nei giorni in cui non è prevista attività lavorativa, ad esempio durante il riposo settimanale.

Voi forse non lo sapete, ma potreste incontrarli facilmente: possono essere coloro che di notte raccolgono i rifiuti per la raccolta differenziata, il barista che vi prepara la colazione, il fattorino che vi consegna un pacco acquistato online, il giardiniere o il ragazzo che vi serve al fast food.

Probabilmente fino a oggi non ci avevate mai pensato, ma quella persona gentile che incontrate spesso durante la settimana potrebbe essere proprio un detenuto semilibero. Perché una persona detenuta, contrariamente a quanto si pensa comunemente, non “ha scritto in faccia” la propria condizione.

La semilibertà rappresenta uno dei primi e più importanti passaggi del percorso di risocializzazione, successivo ai permessi premio (ma di questo parleremo prossimamente).

Nel reparto semilibertà sono ristretti anche i detenuti ammessi al regime previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Questo istituto funziona in modo simile alla semilibertà, ma senza il passaggio davanti al Tribunale di Sorveglianza. Il detenuto ammesso all’articolo 21 viene individuato dall’équipe del carcere, composta dal direttore, dal funzionario giuridico-pedagogico, dallo psicologo, dal criminologo, dall’assistente sociale e da un appartenente alla polizia penitenziaria.

Anche in questo caso il detenuto svolge attività lavorativa all’esterno durante il giorno e rientra in istituto per la notte.

Sì, potrebbe essere la persona che vi prepara la colazione al bar, che vi serve al fast food o magari un commesso nel vostro centro commerciale preferito.

Il reparto per i collaboratori di giustizia è strutturalmente separato dalle altre sezioni ed è dedicato a questa particolare categoria di detenuti.

Il reparto di Media Sicurezza è composto dalle sezioni dalla 1 alla 8.

Le sezioni dalla 1 alla 6 ospitano detenuti in attesa di giudizio e detenuti definitivi per reati considerati meno gravi.

La settima sezione, invece, accoglie detenuti definitivi o in attesa di giudizio appartenenti a categorie particolari: si tratta di detenuti sex offenders oppure ex appartenenti alle forze dell’ordine. È una sezione cosiddetta “protetta”: questi detenuti devono essere separati dal resto della popolazione detenuta per ragioni di sicurezza, sia personale sia dell’istituto.

Vivono quindi una quotidianità separata dagli altri detenuti: svolgono attività lavorative dedicate — spesso nella serra dell’istituto — utilizzano il campo sportivo in momenti separati ed effettuano i colloqui con i familiari in spazi e orari distinti.

Le sezioni 9 e 10 sono invece dedicate ai detenuti di Alta Sicurezza.

Qui sono ristretti soprattutto detenuti accusati o condannati per reati legati alla criminalità organizzata.

Questo è ciò che si cela dietro il cancello della Casa Circondariale di Prato. Cerchiamo di raccontarvelo affinché non venga più percepita come “una città nella città”, ma come un quartiere che fa parte, a tutti gli effetti, della stessa comunità.