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SOTTOPASSO, WANG!

SOTTOPASSO, WANG!

Parte 1


Suona il telefono di Wang, che si alza come una molla dal letto, con la paura di aver toppato la sveglia e di non essere andato a lavoro.
Invece sono le 6:45:  

=Mantovani= 

=Mantovani=   

lampeggia sul display del telefono.

“Buongiorno capo.”
“…………….”
“Dovresti venire al Cantiere Nuovo.”

Wang nell’ordine: annebbiato, alzato, vestito, lavato, tutto questo in 4 minuti totali. Nel frattempo: sbatte il mignolino, rompe una tazza e dimentica il suo scopo nella vita. Scende dal suo settimo piano di scale e inforca il suo motorino KimkoLike125. Nuovo di zecca, ma decisamente troppo silenzioso per Wang, cresciuto guidando un roboante Free 50 a benzina.
24 Dicembre, Galciana vuota, vuote le strade. Musica elettronica rimbomba nel casco integrale, mentre il Kimko sfila tra le vie residenziali e si muove come un Pac-Man tra i palazzoni a 7 piani del Galciana Village.
Attraversare Prato da ovest a est passando da Chiesanuova. Facile a quest’ora della mattina, odissea interminabile per i molti che tentano l’impresa in auto tutti giorni, ora che la Declassata, ovvero Viale Leonardo Da Vinci, è chiusa per i lavori del nuovo sottopasso: il “Cantiere Nuovo”, per l’appunto.
Declassata… Declassata… Declassata… Declassata…

Che minchia significa? Una parola strana, molto buona da masticare.
I lavori sulla Declassata, che paralizzano la città da ormai tre anni, furono presentati dal Comune come l’ultimo tassello della trasformazione di Prato nell’Hub del riciclo 2.0, puntodiriferimentoperlEuropaintera. A cinque mesi dalle elezioni, il Sottopasso è al centro del dibattito cittadino. Per l’ennesima volta, forse per l’ultima. 
Il 13-14 Maggio Prato eleggerà il suo prossimo sindaco e in questo momento i candidati stanno sfilando, in esclusiva per Wang, lungo la tangenziale.
Facciona sorridente su fondo blu, facciona rassicurante sul rosso, facciona determinata sul giallo. Ognuno recita il proprio slogan da bordo strada. La facciona cinese del sindaco si è presa le curve e le rotonde migliori:

LUCA CHEN – PratoFutura

La sua ricandidatura passa attraverso manifesti appariscenti che non hanno niente a che vedere con la sobrietà proposta dagli altri candidati: forme e simmetrie da writers anni ’90, il rosa con il verde, l’arancione con il blu.
A forza di sbirciarli ci manca poco che Wang finisca fuori strada.
Il Kimko, silenzioso, continua la sua marcia e all’altezza di Via Tevere, a Chiesanuova, la testa di Wang si volge per un attimo verso la vecchia casa gialla che fa angolo, con il balcone semicircolare. Da quasi un anno sua madre non sta più lì, è tornata a Shangyuzhen, Wenzhou. Nella casa in cui lui è cresciuto adesso abita una delle tante famiglie arrivate dal bolognese negli ultimi anni, i nuovi migranti climatici che affollano la città.
Via Pistoiese è già in fermento, alcuni commercianti stanno aprendo i negozi e le bici elettriche, ognuna diretta alla propria fabbrica, stanno già occupando la stretta ciclabile che attraversa Chinatown.
Tra un’ora o poco più il traffico in Via Pistoiese sarà così denso da non lasciar passare nemmeno un barboncino, né tantomeno un’ambulanza, o i’Papa.
Prato è un labirinto di Pac Man: una città di sensi unici, con le strade costrette tra le case a schiera, incastrate tra i palazzi.
In questo labirinto, negli ultimi 15 anni, sono comparse 20.000 auto in più e qualche migliaio di motorini. Nessuno spazio per un ipotetico tram, ma solo autobus elettrici incolonnati nel traffico. Balene nello scarico di un acquaio.
In Chinatown, Luca Chen ci è andato giù pesante, la sua dentatura appare ogni 50 metri, segno che i voti della comunità cinese gli serviranno ancora per farsi rieleggere.
Cinque anni fa, dal nulla, Chen fece la sua comparsa sulla scena elettorale pratese, proponendosi come volto simbolo della rinascita industriale di Prato. A detta di tutti, grande imprenditore tutto casa e chiesa, pratesissimo, tifoso sfegatato dell’AC Prato, ultrafilantropo, ballerino, sex symbol, ginnasta, pilota di bob, ballerino di tip-tap.
Più della metà dei cinesi hanno ormai scelto la cittadinanza italiana e da oltre un decennio Chinatown è diventata l’ago della bilancia degli equilibri politici pratesi. Nonostante questo, nessuno avrebbe scommesso su una vittoria di Luca Chen. Se non fosse stato cattolico.

Solo la minuscola comunità cattolica cinese avrebbe potuto sfornare, entro il 2100, un sindaco cinese in grado di acchiappare i voti della Prato-bene, delle nonne, di Chinatown, da destra e da sinistra.
Una curva dopo l’altra, i pensieri di un Wang molto assonnato rimbalzano come un flipper nel suo casco, e si interrompono solo quando lui scende dal motorino e lo mette sul cavalletto. 

Arrivato a destinazione, ha parcheggiato all’ingresso principale del Cantiere Nuovo, nel quartiere del Soccorso. La Declassata di fatto aveva sempre delimitato e isolato il quartiere dal resto della città, e adesso l’entrata del cantiere corrisponde a quella che, prima dei lavori, era la via d’accesso allo stradone.
Il Soccorso è un quartiere multietnico di palazzoni sgraziati, ma con un’anima pulsante. Wang rimane impressionato vedendo quei palazzoni grigi, ultimi baluardi prima della statale, senza traffico tra i piedi, senza la fila di auto e i clacson che strillano, ma placidamente affacciati su quel gigantesco cantiere.
Wang sposta le transenne e si infila tra quei grandi teli pieni di pubblicità che impediscono la vista ai curiosi. Appena varcato il sipario pubblicitario, tre operai lo squadrano: Wang mostra il proprio tesserino. 

Anzi, se lo è dimenticato. 

Biascica qualcosa e avanza velocemente, senza aspettare risposta. 
Con lo sguardo cerca Mantovani, colui che lo ha svegliato venti minuti fa, ma trova solo la gigantesca voragine che ospiterà il Sottopasso
Il Cantiere Nuovo, che si estende per un’area lunga circa tre chilometri quadrati, è una desolazione di fango, cemento, escavatori e gru.
Dove cazzo è Mantovani, perché non risponde al telefono?
Intanto uno degli operai, probabilmente il più grosso e cattivo, lo sta raggiungendo e sembra incazzato: in effetti cosa ci fa un cinese in pigiama, a quest’ora, in uno scenario da catastrofe nucleare?
Senza tesserino e senza Mantovani, sarà tutto piuttosto complicato.
L’operaio si avvicina. 

“EHI! Qui non si può entrare, non mi sente cazzo?!”

Wang, cellulare all’orecchio, si volta per rispondergli, ma intanto qualcun altro gli mette una mano sulla spalla da dietro.

“E’ con me, è con me, lei non si preoccupi. Guardi che stiamo lavorando anche noi!”

Eccolo Mantovani; appena entrato in scena, già sta urlando all’operaio con tono scontroso. 

L’operaio fissa Mantovani e Wang. Poi, semplicemente, si gira e torna a fare quello che stava facendo prima che un cinese in pigiama entrasse nel cantiere.

“Buongiorno Capo, non mi dica che si è dimenticato il tesserino di nuovo…”
“Ciao Mantovani, che è successo qua?” – le prime sillabe della giornata di Wang.
“È maledetto ‘sto Sottopasso. I pratesi lo vogliono fare da trent’anni, adesso ci si mette di mezzo un morto. Alcuni operai stamattina hanno trovato un po’ di ossa…”

Wang non può fare a meno di pensare a cappuccino e cornetto del Bar Orgiu, mentre Mantovani gli fa strada attraverso il cantiere e continua ad infierire.

“… Stavano sgomberando una fabrica per la demolizione, dall’altra parte della strada… la vede quella fabrica laggiù? Hanno trovato le ossa per puro caso, dopo aver buttato giù un muro.”

Mantovani, più vicino ai sessanta che ai cinquanta, è un grande omone con una grande pancia, eppure cammina velocissimo perché gioca a tennis e ha i petardi nei polpacci. Un metro e novanta, la faccia di Babbo Natale e l’espressione di un cane triste.
La parlata del collega ferrarese è una cantilena dolce che culla i pensieri di Wang, che si domanda se possa esserci qualcosa di peggio che trovare un morto la vigilia di Natale. Nel Cantiere Nuovo. Praticamente nell’occhio del ciclone. Se i lavori si fermano, al sindaco prenderà un infarto. L’idea che Luca Chen possa venire danneggiato dalla circostanza fa segretamente esultare Wang, dato che riteneva l’attuale sindaco uno dei principali artefici della fine del suo matrimonio.

“Mantovani…”  – Wang si ferma e si fa serio all’improvviso – “perché chiamare una strada declassata? Cosa può significare?”
“Non ne ho idea. Da noi a Ferrara non esistono declassate..” e con aria assorta conclude “…sembra il nome di un dolce, fa venir fame.”
“A chi lo dici, muoviamoci.”

Intanto il tesserino di Wang è rimasto comodamente steso sul suo comodino vicino al letto, con grande invidia del suo proprietario. 

Se lo si apre, recita così:
Wang Enrico   Altezza: 182cm   Colore occhi: Neri    Colore capelli: Neri  
Gruppo sanguigno: A-      Grado: Ispettore    Data di nascita: 24/12/2000

Buon quarantacinquesimo compleanno, ispettore Wang.


Pietro Battaglia

Nato nel ‘93, morto  ___
A sei anni impara a leggere e scrivere, a diciannove la patente B, a ventotto pubblica “Liu – Amore in zona rossa”, il suo primo e unico singolo dedicato alla sua città: FIREN… scherzo. Grosseto. Il resto della storia lo conoscete già.