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Che rumore fa una caduta: Sound of Falling

IWP_ilsuonodiunacaduta_01_web_HannaHeckt_roleAlma_directedbyMaschaSchilinski_officialfilmstill_copyrightFabianGamper_StudioZentral

Questi primi due mesi dell’anno ci hanno regalato tanti film notevoli, alcuni interessanti e importanti come “No Other Choice”, “My Father’s Shadow”, “Divine Comedy”, altri belli come “La Grazia”, “Il mago del Cremlino”, “Dead Man’s Wire”, altri ancora addirittura meravigliosi come “Filmlovers!”, “Sentimental Value”, “Sorry Baby”, “Secret Agent”, “Miroirs No.3” – e anche Marzo è iniziato in maniera promettente con “La mattina scrivo” e “Nouvelle Vague”, assolutamente da non mancare ora nelle sale. Tuttavia ci sono stati due film che mi hanno lasciato letteralmente sconvolto all’uscita dalla sala, e sono “Sirāt”, di Óliver Laxe, e “Sound of Falling” di Mascha Schilinski: il primo, visto ad inizio gennaio, appena dopo Befana; il secondo, dopo la visione al Torino Film Festival a novembre, rivisto pochi giorni fa, entrambi vincitori ex-equo del prestigioso Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes.

Per motivi di spazio parlerò soltanto di quest’ultimo. “Il suono di una caduta” – per una volta il titolo italiano è migliore di quello originale – è il racconto dell’esistenza di quattro figure femminili nel corso di oltre un secolo, dagli anni della Grande Guerra ai giorni nostri, in una fattoria del nord della Germania, oggi diventata una casa vacanze. E’ un film che racconta di traumi e misteri familiari che travalicano i decenni, e che col tempo diventano il fantasma ereditario della casa. Il trauma dal quale nasce questa ferita, che rimane aperta, è l’amputazione della gamba dello zio Fritz, in seguito alla caduta dal soppalco del fienile, a cui la piccola e introversa Alma assiste e da cui rimane segnata. E’ stato un incidente oppure un modo per evitare l’arruolamento in guerra? Il dolore, la morte, gli interrogativi su di essa, diventano i protagonisti assoluti del frammentario impianto narrativo e la capacità di restituire con le immagini questi sentimenti di inquietudine, orrore, paura, mistero, è la forza straordinaria del film.

“Sound of Falling” è un’opera dotata di una potenza spettrale assolutamente sconcertante ed innovativa. Sono utilizzati sovente gli stilemi del Cinema Horror, oltre a quelli di tanto Cinema d’Autore del passato, ma c’è una ricerca sull’immagine che è di una ricchezza e varietà che si vedono raramente. Sono stati scomodati, non a sproposito, grandi maestri come Tarkovskij, Haneke e Bergman, o grandi autori del presente come Von Trier e Sofia Coppola, e tutto ciò rende onore a questo secondo film della Schilinski, ma “Sound of Falling” ha un suo carattere, molto personale, che ricorderemo, al di là del grande Cinema che evoca. Ci sono sequenze che rimangono stampate nella mente come capita di rado, e sarebbe troppo lungo parlarne perché sono veramente tante, ma in definitiva c’è una cosa che mi sarà difficile dimenticare: sono quegli sguardi in macchina delle sue protagoniste, verso di noi spettatori, che ritornano durante tutto il film, un misto di disperata richiesta d’aiuto e interrogazione rassegnata su uno stato delle cose ferale ed ineffabile, queste sì rimarranno qualcosa di realmente indelebile nella mia testa.

Se ancora lo trovate nelle sale, non perdetevelo al Cinema.

Foto in copertina: Hanna Heckt role Alma directed by Mascha Schilinski official film still copyright Fabian Gamper Studio Zentral